“I 9 perché (+1) della lettura
nella prima infanzia”
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Prova a leggere questa frase:
“Oggi il sole splende in cielo
e illumina le case.”
Facile vero?
Ora, prova a leggerla come fanno generalmente i bambini nei primi anni della scuola primaria, cioè spezzettando le parole nelle singole lettere di cui sono composte:
“O-g-g-i i-l s-o-l-e s-p-l-e-n-d-e
i-n c-i-e-l-o e i-l-l-u-m-i-n-a
l-e c-a-s-e.”
SENTI LA FATICA?
SENTI COME CALA LA COMPRENSIONE?
Una delle ragioni per le quali è importante avvicinare i bambini alla lettura fin dai 2-3 anni di età è proprio per risparmiare loro tutto questo.
Sfruttando le caratteristiche cerebrali presenti SOLO nella prima infanzia e attuando SEMPLICI ATTIVITÀ che NON spezzettano le parole nelle singole lettere o nelle sillabe, possiamo insegnare ai nostri bambini a leggere SENZA sforzo, AUMENTANDO velocità e comprensione e RIDUCENDO fatica e dispendio cognitivo.
MA ANDIAMO CON ORDINE.
Elisa a 2 anni legge un suo libretto…

“MA QUALE SFORZO, LEGGERE E’ UN PIACERE
!!”
Molti si chiedono perché insegnare ai bambini a leggere fin da piccoli, vedendo in questo qualcosa di faticoso o di forzato, per tale ragione oggi abbiamo pensato di elencare ALCUNE delle ragioni per le quali TUTTI i genitori dovrebbero farlo.
Signori e signore, ecco a voi
I 9 PERCHÉ (+1!) della lettura precoce!
I 9 PERCHÉ:
1. Permette un’ampia stimolazione cognitiva

Tra 0 e 5/7 anni si fissano le basi delle caratteristiche intellettive e psicologiche dell’individuo e con le giuste stimolazioni si può fare tantissimo per l’intelligenza e l’equilibrio mentale dei nostri bambini.
Per queste stimolazioni possiamo usare qualsiasi cosa.
Ciò che proponiamo in “Giocando Imparo a CONOSCERE“, cioè lettura, calcolo, lingua straniera…, sono solo alcune delle vie possibili, ma hanno il vantaggio di diventare un bagaglio straordinario per il nostro bambino… per tutta la vita!
Gli esercizi per insegnare a leggere, nello specifico, permettono di stimolare tutte le più importanti funzioni cognitive: dalla percezione all’attenzione, dalla memoria all’astrazione, dal linguaggio alla consapevolezza di sé e degli altri, dall’immaginazione alla creatività, alla categorizzazione alla comprensione del mondo.
Qui non si tratta solo di “leggere”, ma di innalzare globalmente le capacità intellettive dei nostri bambini!
2. Migliora vocabolario e capacità comunicative

Un altro effetto positivo, visibile in poche settimane, è la vera e propria esplosione del vocabolario e delle capacità comunicative.
La possibilità di focalizzare ripetutamente l’attenzione su singoli vocaboli, sulle lettere dell’alfabeto di cui sono composti e sui suoni che li caratterizzano, permette ai bambini di costruire un ampio archivio di fonemi e di significati, ben superiore alla media.
Un bambino che presenta difficoltà nello sviluppo della parola o mostra un qualche tipo di rallentamento in questo ambito, può quindi ottenere dalla lettura un validissimo supporto per migliorare la produzione verbale.
Questo poi diventa il presupposto per il miglioramento della comunicazione tra genitore e figlio, che possono esprimere e soddisfare le mutue necessità più facilmente.
Il risultato finale è che anche in famiglia si riduce lo stress e si aumenta il benessere.
3. Riduce fatica e "dispendio cognitivo" a scuola
Un altro beneficio dell’introduzione di certe attività nella primissima infanzia consiste nella possibilità di fissare in modo rapido, coinvolgente e praticamente privo di dispendio cognitivo quei circuiti cerebrali fondamentali per la lettura che generalmente con le strategie della scuola tradizionale si devono invece costruire con fatica e tempi lunghi.
Questo è esattamente quello che accade nell’apprendimento delle lingue straniere: tutti sappiamo quanto sia facile imparare dalla nascita e quando sia difficile raggiungere buoni livelli da adulti, anche dopo anni di studio.
Pensa ai bambini nelle prime classi della scuola primaria. Devono passare ore e ore ogni giorno, per mesi, a faticare per memorizzare lettere e sillabe prima di arrivare alla lettura delle prime parole.
La fatica e la lentezza, come ben sappiamo, sono i due modi peggiori per apprendere!
Forse anche questo è uno dei motivi per cui tanti studenti mostrano rifiuto e avversione per la lettura, per lo studio o, più in generale, per l’apprendimento.
La didattica che proponiamo è esattamente opposta a quella proposta a scuola, con la presentazione precoce, diretta e veloce di parole intere e, solo alla fine, quando cioè il bambino ha già imparato a leggere perfettamente, delle singole lettere dell’alfabeto.
Riguardo la differenza tra un insegnamento “precoce e globale” e un insegnamento tradizionale, facciamo insieme un piccolo esperimento provando a leggere questa frase:
“Oggi il sole splende
in cielo
e illumina le case.”
Facile vero?
Ora, prova a leggerla come fanno generalmente i bambini nei primi anni della scuola primaria, cioè spezzettando le parole nelle singole lettere di cui sono composte:
“O-g-g-i i-l s-o-l-e
s-p-l-e-n-d-e i-n c-i-e-l-o
e i-l-l-u-m-i-n-a l-e c-a-s-e”.
Noti la differenza?
Senti la fatica per leggere queste poche righe?
Vedi come la comprensione del testo si riduce inesorabilmente?

Introdurre la lettura partendo dalle singole lettere dell’alfabeto e dalle sillabe, aumenta il dispendio cognitivo (o, per dirla più comunemente, “la fatica mentale”) e riduce la comprensione del testo.
Tutto questo, come sa bene chi ha bambini con difficoltà a scuola, porta a stress, sconforto, ritiro dell’impegno ma anche a frustrazione, pianto e rabbia…
PERCHÉ NON EVITARE TUTTO QUESTO?
Purtroppo i metodi educativi tradizionali sono basati sulla scarsa conoscenza delle capacità nella prima infanzia.
Se gli insegnanti e le istituzioni sapessero quanto è facile insegnare a leggere usando un “approccio globale” nei primissimi anni di vita (dopo i 6 anni questo approccio ha un’efficacia molto più limitata), risparmieremmo ai nostri figli anni di sofferenza.
Nota: visto che si passano 15/20 anni di vita tra i banchi, in psicologia il successo scolastico è ritenuto un indice importante per valutare il benessere di un bambino e di un giovane.
4. Migliora le performance in età adulta
Anche se alcuni pensano che sia inutile insegnare a leggere precocemente perché “tanto i bambini imparano a scuola” è importante invece sottolineare che la comprensione di un testo non è assolutamente scontata… neppure in età adulta.
Chi ha familiarità con i bambini, anche delle classi quarte o quinte della primaria, sa perfettamente che per molti piccoli alunni la lettura e la comprensione di un testo sono un ostacolo notevole.
Anche a 9 o 10 anni, infatti, molti bambini leggono lentamente, in modo sincopato e faticoso e sovente senza capire il testo.
Questo compromette in maniera grave il loro rendimento e il loro benessere scolastico.
Purtroppo questo problema, a livelli diversi, può continuare fino all’età adulta.
Un chiaro esempio di questo sono i test di ingresso all’università, in cui un’ampia parte degli esercizi è dedicata alla comprensione di un testo scritto (attualmente non solo in italiano, ma anche in lingua).
Ebbene, tantissimi giovani studenti neodiplomati, cadono proprio su questi esercizi.
Non è vero quindi che “tanto si impara lo stesso”, le statistiche ci dicono che per molti la comprensione di un brano appena sopra un livello elementare resta qualcosa di difficoltoso (tanto che in Italia si parla sempre più spesso, purtroppo, di “ANALFABETISMO FUNZIONALE“).
L’incapacità di cogliere il significato di un testo, come nel caso del test universitario, può compromettere in maniera definitiva le sorti della vita di una persona.
Immergere e abituare il bambino fin da piccolo alla lettura permette di aumentare la capacità di comprensione dei testi scritti..per sempre!
5. Porta a benefici in ambito logico-matematico
Anche se può sembrare strano, introdurre precocemente la lettura è un aiuto straordinario..anche in ambito matematico.
Risolvere problemi e quiz logici non ha infatti a che fare solo con calcoli complicati e ragionamento ma, ricollegandoci al punto precedente, anche con la comprensione del testo!
Spesso infatti i bambini sbagliano gli esercizi non tanto perché non sanno fare i conti, ma perché non capiscono il testo del problema.
Un bambino abituato a leggere fin dall’infanzia è naturalmente portato a creare vivide rappresentazioni di ciò che legge e a gestire queste immagini mentali con facilità..proprio come fanno le grandi menti matematiche.
Interessante a questo punto è l’esperienza di Elisa ai “giochi matematici”.
I giochi matematici non sono altro che delle gare di ragionamento organizzate da alcune scuole che, a dispetto del nome, non sono basate su problemi matematici “normali” o sul programma scolastico tipico, ma su indovinelli da interpretare e capire.
Qui si valuta il pensiero astratto, l’immaginazione e la capacità di vedere le cose in modo creativo e fuori dagli schemi.
In queste occasioni diventa evidente la differenza tra avere tutti 10 in pagella e possedere una vera capacità mentale.
La gran parte dei bambini infatti, magari anche con voti eccellenti, in queste prove cade sistematicamente in errore e a volte anche i più bravi non riescono a risolvere nemmeno un indovinello.
Elisa, anche grazie alle sue capacità di lettura, non solo ha sempre avuto ottimi voti nel normale programma di matematica, ma si è anche sempre classificata ai primissimi posti in questi giochi (a volte anche con un punteggio più alto del 30% rispetto al secondo classificato… come se Bolt vincesse i 100 metri con 30 m di distacco ;-)).

Elisa immortalata dalla telecamera alle selezioni provinciali!!
6. Permette di sostituire passatempi di basso livello
“I Bambini devono fare i bambini e devono giocare”
Siamo d’accordo..il nostro sito, infatti, si chiama “giocando-imparo.it”, non “faticando-imparo” .
Introducendo la lettura con giochi semplici e brevi e selezionando da subito le parole più coinvolgenti, più divertenti e ad alto impatto emotivo, il bambino si abitua ad associare quest’attività, per sempre, a qualcosa di significativo, a un gioco e a un passatempo piacevolissimo.

Come ci hanno raccontato migliaia di nostri utenti e come abbiamo visto noi stessi con Elisa, grazie all’immersione precoce nel testo scritto i libri diventano degli amici insostituibili.
Questo aiuta a togliere tempo ai sempre più invadenti TV, tablet e cellulari (passatempi troppo spesso di bassissimo livello) ma anche, in prospettiva, a motivare positivamente nel futuro impegno scolastico e lavorativo o più in generale, in ogni occasione di apprendimento.
Ritornando a Elisa, almeno due volte al mese ci “costringe” a fare razzia di libri in biblioteca e, senza esagerare, abbiamo calcolato che nella sua vita abbia già letto più di 100.000 pagine.
QUANTE ORE DI VIDEOGIOCHI O SCIOCCHEZZE ALLA TV SI E’ RISPARMIATA?

7. E’ “generalizzabile” e permette un "apprendimento divergente”
La lettura è una delle competenze più “generalizzabili” in assoluto, cioè una di quelle abilità di base indispensabili all’acquisizione di informazioni e conoscenze negli ambiti più diversi.
La lettura è anche una delle abilità che più di altre permette quello che R. Feuerstein chiama “apprendimento divergente”.

Da una scritta alla TV, da un manifesto su un muro, da un giornale o da un libro, il bambino inizia ad acquisire in modi e percorsi spesso imprevedibili, informazioni sempre più ricche e complesse.
La familiarità con i testi scritti e con lo studio aiuta a portare avanti un continuo percorso di accumulo,che rende le conoscenze della persona sempre più aggiornate e approfondite.
Questa è ormai una qualità indispensabile. In un mondo sempre più articolato e complesso come quello moderno, è necessaria una continua opera di apprendimento e di perfezionamento personale.
L’abitudine alla lettura facilita l’attitudine a “imparare sempre” e impedisce che il bagaglio di conoscenze ristagni o si riduca, come spesso accade dopo il completamento del percorso scolastico.
8. Porta ad effetti benefici su emozioni e psiche
Leggere non serve soltanto ad allenare le funzioni cognitive o ad acquisire informazioni, ma è un ottimo esercizio per migliorare il proprio equilibrio psicologico grazie alla possibilità di allenare le capacità “narrative autobiografiche”.
Quando un individuo riesce a raccontare gli episodi principali della sua vita in modo realistico, con dovizia di particolari, riportando i fatti nella giusta successione, individuando correttamente le relazioni causa-effetto e descrivendo in modo ampio i propri pensieri e le proprie emozioni, significa che sta elaborando le esperienze con la corteccia cerebrale, cioè con la parte evoluta della mente, quella che fa agire in modo sano ed equilibrato e che permette una buona analisi della realtà.
In psicologia, la capacità di un paziente di raccontare la propria vita in modo coerente, realistico e particolareggiato è un indicatore importante di equilibrio mentale.
Al contrario, l’incapacità di ricordare episodi o periodi salienti della vita (per esempio la fanciullezza o l’adolescenza) o l’incapacità di raccontare in modo coerente un evento stressante o le proprie emozioni, spesso sono indizi di un trauma, di uno squilibrio o di una sofferenza interiore.
In questi casi la persona sta elaborando la propria vita con i centri profondi del cervello, quelli che “reagiscono”, che fanno agire in modo istintivo e che sono responsabili dei comportamenti irrazionali, anormali e a volte anche violenti e aggressivi, della psicopatologia.
La lettura, ampliando il vocabolario, abituando a un’analisi profonda dei fatti e allenando alla ricerca del significato e della struttura logica di un testo, aumenta drasticamente le capacità narrative autobiografiche, cioè aiuta a organizzare in modo più razionale gli eventi, a coglierne la complessità e le sfumature e a individuarne le relazioni di causa-effetto.
Organizzare e comprendere meglio gli eventi della vita, se ci pensiamo, è esattamente il compito che svolge lo psicologo durante le sue sedute.

Il terapista, infatti, come molti erroneamente pensano, non agisce solo a livello “mentale”, ma anche “sulla struttura biologica cervello” e su come questo acquisisce e processa le informazioni.
Lo psicologo, aiutando il paziente a ripercorrere e a mettere in ordine gli eventi della vita e a leggerne adeguatamente il significato soggettivo e il valore emozionale, permette al paziente di “spostare” l’elaborazione cerebrale del fatto dai centri profondi a quelli più evoluti del cervello, condizione essenziale perché i comportamenti da reattivi, disfunzionali e patologici, tornino alla normalità e all’equilibrio.
(Rif. N. Doidge – “Cervello Infinito”)
9. E’ correlata a buoni risultati su molti aspetti della vita
In linea generale, chi legge di più fin dall’infanzia:
- presenta esiti scolastici e lavorativi migliori;
- ha un reddito più elevato e condizioni di vita più agevoli;
- mette in atto con più frequenza comportamenti di difesa della salute (alimentazione equilibrata, movimento fisico, minor consumo di alcol e sigarette ecc.);
- mostra interessi e hobby di alto livello (teatro, musica, cultura);
- ha relazioni più stabili, profonde e appaganti;
- mostra maggior rispetto per cose e persone e attua meno comportamenti antisociali;
- mostra idee e comportamenti meno dominati dal pregiudizio e dalla discriminazione (razzismo, omofobia, discriminazioni di genere ecc.);
- presenta maggiore libertà di pensiero;
- maggiore capacità di astrazione e di ragionamento e prende decisioni più ponderate;
- le persone con maggior cultura attuano generalmente comportamenti genitoriali più adeguati;
- presenta un minore decadimento cognitivo nella terza età.
Ancora un motivo per introdurre i nostri bambini
alla lettura fin dalla prima infanzia?
Eccolo:
Dall’intelligenza alla salute, dalle relazioni allo stile genitoriale, dalla scuola, al reddito, al coinvolgimento e alla partecipazione sociale, l’abitudine alla lettura è correlata positivamente con gli aspetti più vari e importanti della vita.
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